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IL TARTUFO BIANCO DEL ROERO

DONO DELL’ANTICO MARE E DI BOSCHI INCONTAMINATI

Il mare ha fatto la differenza. Meglio ancora: l’hanno fatta le sabbie di color giallo-ocra che fino al Terziario erano fondali marini e che oggi formano gli strati di terreno di cui è costituita la spina dorsale del Roero, le cosiddette Rocche, il sistema collinare che va da Pocapaglia a Cisterna d’Asti, al cui centro si trova Vezza d’Alba.

Retroprofumo di miele, superficie regolare e liscia e compattezza della polpa rendono i tartufi del Roero i preferiti dagli intenditori

Una successione di contrafforti bella e fragile, via via polverizzata dal Tanaro, risparmiata per la sua delicatezza dall’uomo a vantaggio della biodiversità di piante, animali e, soprattutto, Tartufi Bianchi. Sabbia, fossili di conchiglie, ricci e pesci accompagnano la crescita degli ambitissimi tuberi, definendone il carattere specifico: un peridio, ovvero l’epidermide, dalla superficie liscia e chiara, e una gleba, la polpa, dalla tessitura sottile, piena, che sprigiona un profumo fine, che sfuma nel miele.

Tartufo Bianco d’Alba “Rocche del Roero” è la denominazione geografica tipica del primo cru d’Italia dedicato al Tartufo. Nasce su iniziativa dell’Associazione Tartufai delle Rocche del Roero e ha lo scopo di promuovere il prodotto legandolo all’identità del territorio e alle sue caratteristiche uniche.

Una struttura che assomiglia in qualche modo alla stessa stratigrafia geologica del Roero, e che viene ripresa nel logo della Fiera di Vezza d’Alba, come a ricordare che questi doni del mare e del territorio vanno “lamellati” e non grattati.

I Tartufi Bianchi d’Alba sono adorati dai gourmet e preferiti dagli chef stellati, come racconta Andrea Rossano, che negli anni si è aggiunto ai grandi promotori del Tartufo del Roero, portandolo ovunque nel mondo, in Asia e in modo particolare in Giappone, il Paese che più di tutti, con la Francia, ne apprezza la qualità. Un’attività che ora assume ulteriore valore grazie all’individuazione di un cru e di un marchio veri e propri che portano le Rocche nel nome e nel sapore.

Una conchiglia incastonata in un Tartufo bianco d’Alba è l’immagine simbolo della 39a edizione delle Fiera di Vezza d’Alba, testimonianza dei terreni sabbiosi affiorati dai fondali marini.

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